11.Vulneranza

11.Vulneranza. Le parole della prevenzione

a cura del Servizio Regionale delle Diocesi lombarde per la tutela minori e adulti vulnerabili

In occasione della 5a Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti promossa dalla Chiesa italiana (18 novembre 2025), avviamo una rubrica mensile (“Le parole della prevenzione”) con testi a cura del Servizio Regionale delle Diocesi lombarde per la tutela minori e adulti vulnerabili.

Fiducia, potere, confini, grooming, vulnerabilità, narcisismo, intimità: un lessico della prevenzione da usare anche come cassetta degli attrezzi per formazioni, approfondimenti, percorsi di maturazione umana e credente che alimentano e sostengono la giusta prossimità educativa da parte di chiunque si affianca ad un minore o persona vulnerabile, con rispetto e stile evangelico.

Ogni mese la rubrica si fermerà su una parola chiave della prevenzione. In tre tempi: significato nella pratica educativa, domande per le relazioni educative personali e comunitarie, strumenti per l’approfondimento.

11. Vulneranza

Una delle forme più invasive dell’intimità personale, che si attua in una sequenza di atti intenzionali e manipolatori perpetrati in nome di Dio, e a cui sono potenzialmente esposti non solo i minori, ma anche persone carenti di senso critico o più vulnerabili

L’abuso spirituale, che è sempre anche espressione di abuso di potere e di coscienza, si manifesta nell’ambito della pastorale, nelle diverse forme di dialogo e confronto personale, in particolare nell’accompagnamento spirituale, nel sacramento della Riconciliazione o all’interno di comunità religiose e movimenti spirituali.

Come ogni altra espressione di abuso dell’intimità, provoca e lascia ferite profonde, esistenziali e spirituali, con conseguenze gravi nella relazione personale con Dio e nella esperienza complessiva della fede, nel vissuto relazionale e comporta gravi ricadute nella tenuta psichica della persona. Su questo tema il Servizio nazionale della Cie per la tutela di minori e adulti vulnerabili ha pubblicato un documento sintetico, molto efficace in chiave pastorale, che utilizzeremo ampiamente in questa scheda (vedi alla voce Strumenti).

 

Significato

L’abuso spirituale è una particolare forma di abuso di coscienza che si concretizza nella violazione della dignità, libertà e integrità della persona nella sua libertà di scegliere nell’orizzonte religioso e spirituale. Tale abuso è il più invasivo dell’intimità della persona perché si attua in riferimento alla relazione con Dio, nella vita di fede e spirituale, attraverso un esercizio distorto del potere e dell’autorità personale, religiosa e istituzionale. Questo tipo di abuso coinvolge individui in ricerca sincera di accompagnamento, discernimento o supporto pastorale, senza rispettare la fisionomia spirituale e l’intimità di ciascuno, ma obbligando a sottomettersi nella propria autonomia decisionale.

L’abuso spirituale si caratterizza come una forma di imposizione, diretta o indiretta, che si attua in una sequenza di atti intenzionali e manipolatori perpetrati in nome di Dio. L’ abuso spirituale si configura come una forma di violenza intrapresa da un “leader spirituale” e da più persone (guide spirituali, confessori, catechisti, educatori, operatori pastorali…) o da una comunità (movimento, associazione, circolo di adepti…), sia verso un individuo sia verso un gruppo o un’intera comunità.

L’abuso nel contesto ecclesiale è sempre spirituale. Anche se non necessariamente si traduce in abuso sessuale, sempre lo precede, in quanto sia il ruolo di autorità, sia la motivazione e la giustificazione dell’agito fanno riferimento alla vita di fede e spirituale, a testi sacri e alla volontà di Dio. L’abuso spirituale si caratterizza per la manipolazione, il ricatto affettivo, la menzogna, lo sfruttamento, la restrizione e il controllo della libertà individuale o collettiva riguardo al vissuto della fede, al rapporto con Dio e alla pratica religiosa. Si evidenzia attraverso un processo di indottrinamento fino al “lavaggio del cervello” che riguarda importanti questioni dottrinali: visioni teologiche eterodosse, interpretazioni fondamentaliste dei testi sacri, concezioni distorte dell’autorità, dell’obbedienza, della penitenza, di pratiche devozionali e disciplinari che rendono le persone più vulnerabili e senza difese anche verso altre forme di abuso, ostacolando e addirittura avvelenando l’incontro stesso con Dio.

Sono potenzialmente esposti all’abuso spirituale non solo i minori, ma anche persone meno giovani, coscienziose, impegnate e desiderose di crescere nella vita spirituale. Le persone carenti di senso critico o più vulnerabili a causa di lutti, abbandoni, crisi o conflitti, fallimenti, malattie, sono ancora più a rischio.

 

Domande

  1.  In riferimento al nostro contesto ecclesiale, quali aspetti (funzionamenti, automatismi, concezioni, linguaggi, simboli…) riteniamo distruttivi, rigidi, confusivi e ambigui rispetto a un cammino di comunione e corresponsabilità?
  2. Quali organi di consiglio e di decisione mancano o potrebbero procedere con un dialogo più aperto, trasparente e competente secondo il magistero attuale della Chiesa?
  3. Quanto sarebbe non solo importante per la prevenzione di eventuali abusi, ma anche generativo per il cammino della comunità aprirsi a un ascolto e a una supervisione esterna dei processi educativi, formativi e decisionali della nostra comunità? Possiamo pensare di proporre questi passi nella nostra comunità?

Strumenti

  • DEODATO A. – FUCKS K., Vulnerabilità: aspetti personali e sistemici, “Tredimensioni”, 21 (2024), (Aspetti sistemici), pp.260-269.
  • EUGENIO L., Dalla vulnerabilità alla vulneranza. I contesti e le dinamiche istituzionali dell’abuso, “Tredimensioni”, 1/2023, pp. 54-64.
  • FUMAGALLI A., Lo scandalo dei piccoli. Approcci teologico-morali agli abusi nella Chiesa, in “Abusi nella Chiesa. Un approccio interdisciplinare” (Ancora, Milano 2025), a cura di Corbella C. e Ceragioli F. (Fattori sistemici), pp 136-145

Vocabolario della prevenzione

X